Ode al vino di Pablo Neruda

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Pablo Neruda è uno dei più grandi poeti dell’amore. Il suo vero nome è Neftalì Ricardo Reyes, mentre il suo pseudonimo lo scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891), cantore della povera gente.

“Ode al vino” è una parte della raccolta “Odas elementales” che egli compone nel 1954, e qui vengono cantate le cose semplici della vita: i cibi, i sapori, gli odori, i fenomeni naturali, gli animali, le piante, le parti del corpo.

Pablo Neruda ci sfida a ricercare la poesia nella quotidianità, nella vita di tutti i giorni.

Colazione dei canottieri, P.Renoir

Colazione dei canottieri, P.Renoir

Ciò che Pablo Neruda mette in rilievo in questa poesia è il valore universale che assume il vino, vissuto non come un piacere individuale , ma collettivo.

Il vino permette di abbandonarci ai ricordi e alle lacrime; ma esso è anche gioia, e in effetti ciò si evince quando il poeta inserisce l’avversativa “ma”, dipingendolo in veste primaverile e quindi solare, che “cresce come una pianta di allegria”.

Infine associa l’immagine del vino ad una donna, alla sua amata, paragonando il suo fianco
alla curva colma della coppa, il suo petto al grappolo, le uve ai suoi capezzoli, l’ombelico sigillo puro
impresso sul ventre di anfora, e il suo amore che straripa come la cascata di vino inestinguibile.

La conclusione dell’ode è pienamente lirica, dove il poeta invita i bevitori ad apprezzare ciò che la terra offre, e questo fa da monito per scoraggiare cattivi comportamenti. Con la speranza che “lo ricordino in ogni goccia d’oro o coppa di topazio o cucchiaio di porpora”.

ODE AL VINO
Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d'oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno scambievole.
A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta d'allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell'amore aggiunga il suo bacio.

Amor mio, d'improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell'alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni goccia d'oro o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l'autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l'uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.

Vincent van Gogh, “The Drinkers"

Vincent van Gogh, “The Drinkers”

 

E voi cosa ne pensate? Cos’è che rappresenta per voi il vino? Vi piace degustarlo da soli, in compagnia o in entrambi i modi?

“Non c’è cosa migliore da fare, che ascoltare chi ha qualcosa da dire” 

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