Posts Tagged: ais

Qual è il ruolo del clima sulla qualità del vino?

Articoli di viaggio, reportage televisivi: ogni anno nel periodo della vendemmia i media si fanno carico di ricordare l’influenza esercitata dalle condizioni climatiche e metereologiche sulla qualità del vino.

Ma se l’importanza del clima è universalmente riconosciuta, bisogna tener conto di numerosi parametri nel valutarla.

Siamo consapevoli che la vite si adatta a numerosi tipi di clima. Sopporta male solo le temperature estreme, e in particolare le più fredde; radici, ceppi e tralci possono andare distrutti se il termometro scende al di sotto dei -15°C.

 

LA VITE PREDILIGE IL CLIMA MITE

La sua capacità di adattamento non le impedisce di avere delle preferenze, prediligendo in modo particolare il clima mite. La vite, non contenta di godere della benevolenza del clima, sceglie spesso territori situati sul versante meridionale di rilievi che bloccano i venti e garantiscono il massimo irraggiamento solare.

 

SOLE PER IL COLORE

Più ci si avvicina alle alte latitudini, più diventa difficile ottenere vini rossi. Infatti è il sole a determinare il colore dei vini. Ci vuole molta più energia luminosa per assicurare la sintesi delle materie coloranti che per produrre zuccheri.

Questo spiega perché le regioni più settentrionali, come l’Alto Adige e la Valle d’Aosta, si sono specializzate nei vini bianchi.

In Francia, però, nella Champagne si vinificano in bianco anche uve rosse.

 

images

Se sole e caldo garantiscono l’intensità del colore, non possono che portare dei vantaggi. Quando però diventano eccessivi, lungi dal produrre risultati migliori, originano dei vini deboli e poveri di bouquet, come se la caratteristica delicatezza degli aromi dei grandi vini venisse bruciata dai raggi del sole.

 

IL CLIMA IDEALE

Caldo o freddo che sia, il clima ideale è quello che permette alle uve di giungere a maturazione al momento giusto. La maturazione non solo deve essere completa, ma anche paradossalmente lenta e progressiva.

Dato che i vitigni non reagiscono tutti allo stesso modo alle condizioni climatiche, il clima ideale cambia a seconda della varietà di uva. Ad ogni modo, tutti i vini di alta qualità provengono generalmente da vitigni che giungono alla giusta maturazione con il clima di una specifica regione. Allo stesso modo, è importante notare che i vini migliori si originano spesso da vitigni piantati in prossimità del limite settentrionale (nell’emisfero nord) della loro zona di coltivazione.

 

INCIDENTI D’ANNATA

L’attitudine vitivinicola dei climi temperati non deve essere dimostrata oltre. Esiste però il rovescio della medaglia: il rischio di incidenti. Ogni anno in tutte le denominazioni, i vignaioli scrutano l’orizzonte con inquietudine: nel periodo delle vendemmie un colpo di freddo, una pioggia o un temporale, possono compromettere l’intero raccolto; d’inverno o peggio in primavera, una gelata può avere effetti devastanti. La forte sensibilità della vite al fluttuare delle condizioni meteorologiche influenza la produzione dal punto di vista quantitativo e qualitativo. E’ questo il fenomeno delle annate. Vari fattori devono congiungersi perché una vite produca un buon vino. Naturalmente deve essere sfuggita agli incidenti meteorologici, ma deve avere anche goduto di condizioni climatiche favorevoli.

Non è semplice definire le condizioni ottimali per ottenere un buon vino. Tuttavia sembrano esistere alcune nozioni essenziali. Il valore di un’annata dipende più dalla piovosità che dalle temperature. Una sufficiente alimentazione idrica è indispensabile durante il periodo di crescita della vite (da aprile a luglio); ma non deve essere troppo sostenuta, specie su suoli relativamente fertili, poiché a quel punto si ottiene un’eccessiva produzione di uve con acini grossi. In compenso, durante il periodo della maturazione e delle vendemmie, una piovosità ridotta, è una garanzia di qualità, soprattutto se si accompagna a temperature elevate e a una buona esposizione al sole.

 

IL DETTAGLIO CHE FA LA DIFFERENZA: IL MICROCLIMA

territorio_clima

Nell’ambito delle grandi aree climatiche, è possibile individuare alcune zone con specifiche condizioni che esercitano un’influenza non trascurabile sulla crescita della vite e la qualità del vino. I vignaioli hanno osservato il fenomeno da tempo. In Francia, ad esempio, è noto il detto della regione del Médoc secondo il quale “le viti migliori guardano il fiume” (l’estuario della Gironda).

Numerosi fattori, pedagogici e storici, spiegano i vantaggi di cui godono i cru che fiancheggiano l’estuario; ma è innegabile che per lunghezza (più di 70 km) e volume di acqua, la Gironda eserciti sul clima un’influenza moderatrice.

La dimensione dei microclimi è estremamente variabile.  In alcuni casi, bisogna parlare di mesoclimi. Così la zona viticola della Valtellina deve in parte la sua esistenza alle particolari condizioni climatiche (estati calde e soleggiate) che si fanno sentire su una ristretta fascia di terra che domina la valle dell’Adda da Tirano ad Ardenzo: ma i vigneti doc si trovano solo sui versanti esposti a sud. Al contrario, esistono regioni in cui il microclima ha dimensioni talmente ridotte da potersi definire microscopico.

IL ciclo delle lavorazioni del vigneto

Nel calendario viticolo convivono tradizioni antiche assieme a metodi moderni. Ad ogni modo, alla base di una vinificazione ben riuscita, c’è una cura attenta della vite che richiede di essere seguita lungo tutto il corso dell’anno, in maniera costante.

La vite è una pianta strisciante e se si lasciasse crescere allo stato selvatico, dall’uva non si otterrebbe che una misera bevanda asprigna. La coltivazione della vite richiede diverse cure che vanno organizzate seguendo il ciclo annuale di sviluppo della pianta, proprio per ottenere una buona maturazione delle uve per produrre buoni vini.

GENNAIO-FEBBRAIO: LA POTATURA

1

Il 22 gennaio, festa di San Vincenzo (patrono dei viticoltori), segna, per tradizione la data simbolica dell’inizio ufficiale delle lavorazioni del vigneto. In realtà, queste operazioni possono cominciare già il 15 dicembre e finire a marzo.

MARZO: LA LAVORAZIONE DEL TERRENO

banner_pianto-della-vite

La vite, superato l’inverno e preparata dalla potatura, reagisce con il suo “pianto” (incolore e ricco di sostanze minerali e ormoni) agli effetti del sole primaverile che, riscaldando il suolo, sospinge la linfa addormentata verso le estremità del ceppo; per alcuni giorni, goccia a goccia, i tagli della potatura trasudano questa linfa fino a che non si cicatrizzano completamente.

A questo punto avviene il germogliamento, e cioè le gemme sono pronte a schiudersi e questo segna l’inizio di un nuovo ciclo annuale. In questo periodo i giovani germogli sono molto ricchi di acqua e le gelate primaverili possono essere fatali. Durante la primavera, il vignaiolo procede alla prima “lavorazione del terreno”; smuove le zolle di terra chiuse su se stesse dall’autunno precedente, il che fa scaldare ulteriormente il terreno e di conseguenza le radici. Questa prima lavorazione, distrugge inoltre le erbacce cresciute tra i filari.

Distruggendo le eventuali radici superficiali che possono essersi sviluppate, il vignaiolo fa sì che, per compensazione, si sviluppino le radici della vite più profonde; queste infatti affondano nel suolo permettendo una migliore alimentazione idrica della pianta nel caso di siccità estiva e un ottimo assorbimento delle sostanze nutritive, in grado di favorire una migliore espressione dell tipicità del territorio.

APRILE: LA PALIFICAZIONE

TV_46_palificazione

Per garantire una migliore esposizione del fogliame alla luce del sole, si cerca di posizionare le foglie lungo una superficie verticale. Come si fa? Si guidano i tralci lungo i fili metallici tesi tra i pali dei filari.

MAGGIO: SCHERMATURA DEL VIGNETO

quando-potare-la-vite1

Per evitare la crescita di piante erbacee, si effettua a maggio, una seconda serie di lavori superficiali sul terreno. Si  procede ad irrorare la vite con prodotti che servono a proteggere le piante da malattie e parassiti. In funzione della potatura praticata e delle condizioni vegetative dell’anno, potranno svilupparsi su tutti o su parte dei ceppi altre gemme oltre a quelle volontariamente risparmiate dalla potatura. Si eliminano così i “succhioni”, che sono dei ramoscelli che spuntano sul fusto e che per la loro disposizione assorbono una notevole quantità di linfa a danno degli altri rami, si tagliano i polloni delle radici e si pratica la “scacchiatura”, cioè l’asportazione dei germogli non uviferi.

GIUGNO: ACCOLLAMENTO E SFOGLIATURA

filosofia-2-big

Essendo una pianta a crescita continua la vite non cessa di svilupparsi; la vegetazione può infittirsi rapidamente e disturbare le successive lavorazioni , provocando un successivo ammassamento della vegetazione, che impedisce la maturazione ottimale delle uve. Proprio per questo si procede alle operazioni di sfogliamento.

LUGLIO-AGOSTO: DIRADAMENTO E TRATTAMENTI ANTIPARASSITARI (FASE DI AGOSTAMENTO)

80_petrussa1

Dopo la fioritura è possibile valutare il numero e la ripartizione dei grappoli sui ceppi; se la natura è stata troppo generosa o se alcune pratiche di coltivazione precedenti hanno portato ad un aumento della fertilità dei ceppi, il numero dei grappoli può rivelarsi eccessivo. Si procederà quindi a un “diradamento”, operazione che richiede molta cura e che consiste nel togliere i grappoli durante l’estate (prima della maturazione), in modo che il numero dei più resistenti sia compatibile con il livello di maturazione desiderato.

In agosto le lavorazioni del terreno solitamente si interrompono con il rallentare della crescita delle piante. Ma il controllo del vigneto rimane indispensabile e fino a settembre può essere necessario ricorrere alla schermatura, qualora sussistano rischi di malattie.

SETTEMBRE-OTTOBRE: LA VENDEMMIA

news_img1_65136_uva_vendemmia

Il complesso di questi lavori, le cui date variano ogni anno in funzione all’andamento climatico, al luogo di coltura e della crescita della vite, trova il suo coronamento nella vendemmia che è l’atto di nascita di un nuovo prodotto: il vino.

All’inizio del mese di settembre, il viticoltore esaminerà il livello di maturazione con il consueto prelievo delle uve per fissare la data della vendemmia. Per perfezionare la maturazione , a qualche settimana dalla possibile data di vendemmia, si elimineranno le foglie intorno ai grappoli per far prendere aria ai grappoli e per migliorarne l’esposizione. Nelle regioni mediterranee il raccolto può iniziare dalla fine del mese di agosto, ma nella maggior parte dei casi si svolge da metà settembre fino a circa metà di ottobre.

NOVEMBRE-DICEMBRE: POTATURA E RINCALZATURA

potaturavite003

La vite inizia a perdere le foglie all’inizio dell’autunno, tra novembre e dicembre, ed entra in una fase di riposo invernale. Il vignaiolo taglia i tralci, rinforza i ceppi per proteggerli dal freddo e favorisce lo scorrimento delle acque piovane durante l’inverno.

In questo modo il ciclo delle lavorazioni viticole è concluso; con l’anno nuovo e la ripresa dei lavori di potatura, avrà inizio una nuova annata o “campagna” viticola.

“Non c’è cosa migliore da fare, che ascoltare chi ha qualcosa da dire”